Non mancano i ripetuti apprezzamenti alla mia idea presentata, ma si rimane ancora nella fase teorica, pur suscitando notevole interesse e attribuendole una certa valenza sia sotto il profilo del concetto innovativo che tecnico.
Come siamo abituati spesso di vedere, dopo il verificarsi di un evento dannoso, si cerca di ricorrere ai ripari in breve tempo possibile, magari anche con interventi non proprio adeguati, come si è visto per diversi casi, causando anche ulteriori danni, confusione, polemiche etc.
Questo, perché il concetto della sicurezza in generale è stato interpretato in modo sproporzionato e distorto, ma di sicuro largamente recepito come un’imposizione e non come un concetto culturale o una metodologia da applicare.
Infatti è usuale aspettare che accada un evento accidentale con serie conseguenze, prima di vedere iniziative riparatorie, invece di prevenire in anticipo le azioni opportune da adottare, in seguito al verificarsi dell’evento stesso.
E’ opportuno quindi accogliere, sviluppare e realizzare le buone idee, che applichino correttamente il concetto della sicurezza!
Intanto che ci si pensa, comunque gli incidenti nel settore trasporti continuano a verificarsi, liberi di insediarsi minacciosi nei nostri spazi, col loro vantaggio della lenta risposta dell’adeguamento tecnologico e normativo, rispetto alla realtà delle e sulle nostre vie di comunicazione, comprendendo anche il fattore umano, protagonista per superficialità e per cattive abitudini da parte di tutte le figure ed Enti interessati, ragion per cui le statistiche sull’incidentalità ben rappresentano il labile sistema uomo-veicolo-infrastruttura.
Proprio questi Enti Nazionali ed Internazionali dovrebbero fare di più nell’attuare quello che si sono prefissati come raggiungimento di uno standard di sicurezza accettabile, intervenendo proprio nei singoli sottostistemi, come scritto ad esempio sul libro bianco della UE, ciò denota una lentezza o addirittura la mancata attuazione concreta di detti standards prefissati, vuoi volontaria o per incompetenza.
E’ inteso che ci sono anche interessanti iniziative in itinere, ma è ancora poco, anche perché siamo partiti da una situazione precaria, in quanto obbligati a recuperare in fretta, ma i risultati attuali confermano lo sforzo per una tendenza migliorativa.
Un evento dannoso provoca danni a persone, animali, cose, (malattie, infortuni, morti) e quindi danni fisici, economici ed ambientali.
Le cause possono essere attribuite alla carenza organizzativa, alla non idoneità delle condizioni tecniche degli ambienti, di macchinari, impianti ed attrezzatura, alla mancata o insufficiente segnaletica di sicurezza e o anche al mancato uso dei dispositivi di protezione individuali e collettivi e poi da comportamenti errati da parte degli operatori, utenti, etc.
In relazione a questo, a volte è difficile stabilire nel caso siano più cause a scatenare l’evento dannoso, individuare proprio quella determinante, perché possono essersi verificate anche con una certa concomitanza.
C’è da dire che ci sono diverse iniziative come progetti, sperimentazioni, studi di settore, ricerche, etc., da parte di diversi Organismi direttamente e indirettamente interessati, quali (Enti, Associazioni, Fondazioni, Università, etc.) volti a contribuire alla divulgazione di dette problematiche per una migliore sensibilizzazione e sviluppo migliorativo per l’intero sistema della sicurezza dei trasporti e nello specifico per quello stradale.
Ma è altrettanto vero che se queste iniziative non si valorizzano dandogli la giusta importanza e spazio nell’informazione, rimarranno fine a se stesse, quindi inutili, visto che poi vengono anche finanziate con denaro pubblico.
E’ doveroso allora che le Istituzioni Nazionali ed Internazionali preposte all’attuazione concreta di dette filosofie, (visto che poi se lo sono anche imposto), si adoperino seriamente per finalizzare tali progetti, studi, ricerche e sperimentazioni, accogliendoli e valutandoli per poi trasformarli in realtà!
Da sottolineare, alcune iniziative nate spontaneamente per necessità, come quella degli operatori coinvolti nell’industria dei trasporti terrestri, che fanno la loro parte per l’evoluzione della sicurezza, ponendo ad esempio arbitrariamente il cono segnalatore (birillo) sui piani di carico in genere, (camion, carro attrezzi, etc.), così da aumentare l’effetto segnalazione di un pericolo nella fase preventiva, colmando così involontariamente anche le lacune normative ed istituzionali, (perché è un intervento sconosciuto dal Codice della Strada); gesti apprezzabili per la sensibilità di quest’ultimi, scaturita non dagli studi di settori, ma per buon senso e praticità, del resto come la mia idea.
Invece una nota negativa sempre in tema di trasporti terrestri e del sottosistema uomo, ad esempio è la conduzione del mezzo di trasporto non proprio professionale, con risvolti spesso gravi, comportamenti dettati da cattive abitudini, generate dalla maleducazione e mancanza di buon senso, qualità recuperabili anche attraverso la filosofia della sicurezza.
Allora, perché non agire subito dando credito e fiducia alle buone iniziative già esistenti, in modo da poter recuperare il divario che ci separa dall’attuale situazione rispetto gli imminenti obiettivi istituzionali prefissati? Contrariamente si finisce sempre di ripetere lo stesso errore, cioè quello di trovarsi impreparati e di adeguarsi in fretta ormai all’accaduto con interventi non appropriati!
Quindi nel mio caso specifico, visti gli apprezzamenti, le testimonianze degli incidenti accaduti e la ormai palese pericolosità di questi piani di carico insidiosi, spigolosi, sporgenti, taglienti, etc., minacciosi per la nostra incolumità ed in riferimento alla tendenza istituzionale a voler innalzare gli standards di sicurezza, ci si attendono concrete proposte ed iniziative da tutte le parti interessate, pubblici e privati, per passare alla realizzazione di tutte le linee d’azione del Piano Internazionale della Sicurezza Stradale e al mio dispositivo antinfortunistico, proprio in linea alla filosofia dichiarata dagli Organi principali istituzionali e non facendole rimanere delle promesse, in modo tale così da fornire forse anche un’ulteriore piccola spinta in sù alla nostra economia.
Alcune dirette testimonianze sono restie a fornire elementi importanti sugli incidenti avvenuti, a discapito sia della loro diretta incolumità, perché già protagonisti dell’evento dannoso, sia per quella collettiva, ignorando invece l’importanza e l’utilità di divulgare tali esperienze in previsione futura, ma anche proprio perché loro non sono più ormai esenti da pericoli del genere, solo per il fatto di aver avuto già esperienze dirette.
Mi è capitato di ricevere lettere all’indirizzo e-mail, dove mi si ringraziava su alcuni passaggi e riflessioni sulla pericolosità delle pedane caricatrici dei camion, ai fini di una trattazione legale contro la ditta di trasporti, perché una Signora era rimasta coinvolta in un incidente proprio con un camion che aveva la sponda idraulica estesa orizzontalmente.
Purtroppo ahimè come risposto, non conoscendo la dinamica dell’incidente non posso dare pareri, ma so che la normativa in questione è scarsa e quindi dubito per una rivalsa sicura, a meno che non ci siano altri elementi a me sconosciuti.
Avevo invitato il mittente di fornirmi la dinamica dettagliata dell’incidente, proprio per capire meglio l’accaduto, così da avere particolari importanti per riflessioni in chiave futura, ma non ho avuto più nessun contatto con questa persona.
A mio avviso una sorta di collaborazione poteva far assumere in sede legale più spessore alla trattazione, traendone un vantaggio reciproco e comunque fungendo da cassa di risonanza per l’opinione pubblica.
Altro episodio, che dopo un primo contatto non ho avuto più notizie, ma questa volta per una questione di educazione, oltre alla scarsa sensibilità all’evoluzione tecnologica e soprattutto scarsa considerazione del pericolo scampato proprio dalle persone coinvolte (occupanti dell’autovettura), risale allo scorso mese di maggio ’06, dove nelle strade di Roma ho visto la portiera laterale dx di un’auto che si apprestava a svoltare a destra nei pressi di un incrocio, letteralmente tranciata orizzontalmente nella sua parte bassa, da una pedana caricatrice di un camion parcheggiato sul lato dx nella medesima via, per operazioni di trasloco, con lo stesso piano di carico mobile tenuto esteso orizzontalmente a circa cm.50 da terra, proprio a guisa di apriscatole!
In questa posizione la pedana caricatrice, poteva causare maggiori danni. Basti pensare ad un motociclista che urtandovi contro poteva cadere con conseguenze anche gravi o semplicemente essere tagliato alla parte inferiore della gamba dx e che inevitabilmente avrebbe provocato sempre la caduta, per via della forma e robustezza della stessa pedana, ma con in più una ferita da taglio sulla gamba, cosa da non augurare a nessuno! Ma hanno rischiato il contatto anche i passanti e il personale addetto al trasloco. Ancora attendo le foto dell’incidente promessemi dagli occupanti dell’auto!
Mi auguro di contribuire per una migliore sicurezza sulle nostre vie di comunicazione e nei processi lavorativi, dove è doveroso migliorarsi sempre più, perché la safety è sempre in progress, cioè tende sempre a migliorare la nostra sicurezza e degli altri, con vantaggi anche economici!
La safety è organizzazione e riduce i costi!
Con ciò sono pronto a confrontarmi con qualsiasi Organismo Nazionale ed Internazionale per chiarire l’utilità della mia invenzione, divulgarla e realizzarla ai fini protettivi per le nostre vite, perché fà combaciare proprio l’intento istituzionale con l’effettive esigenze di sicurezza fin qui descritte e anche nelle altre sezione del presente sito web.
Fiducioso per la validità delle mie considerazioni, saluto tutti voi. Se avete quesiti da porre, considerazioni da fare, suggerimenti da proporre e foto significative da inviarmi, contattatemi pure, ne sarò ben lieto.
Lug '06
Paolo Castorino
Attention: world patent pending.